Soldatini pieni di piombo (Da piccolo farò il soldato)

ideato e scritto da
Giorgio Monte e Manuel Buttus

STAGIONE TIG TEATRO
PER LE NUOVE GENERAZIONI 07_08

Arrivano nella notte. Ma a volte anche in pieno giorno. Salvare la pelle in entrambi i casi è difficile. Ma sopravvivere, a volte, per i bambini dei villaggi attaccati dalle truppe di guerriglia sui fronti di guerra che di continuo si accendono nell’Africa sud-sahariana, può essere anche peggio. I guerriglieri arrivano, devastano, uccidono, mutilano uomini, donne, anziani e rapiscono bambini e ragazzi per farne delle giovani reclute. Bambini che diventano in pochi minuti di violenza cieca orfani, ragazzi sopravvissuti destinati a un futuro che lascerà su di loro ferite fisiche e psicologiche difficili da superare. Costretti a seguire le milizie nella boscaglia, i bambini soldato vengono brutalmente istruiti all’uso delle armi, a compiere azioni efferate, spesso contro i propri vicini di villaggio, contro le loro stesse famiglie. Questi bambini vengono indottrinati senza scrupoli, costretti a prove di coraggio ed efferatezza, spesso sotto l’effetto di droghe e alcol, per accrescere con l’incoscienza la loro spietatezza.
L’impiego di bambini soldato è una questione dolente tutt’altro che sporadica, diffusa in Africa come in molti altri paesi del mondo. Secondo un rapporto dell’organizzazione internazionale Stop Using Child Soldiers sono 120.000 i giovani costretti a combattere in questi anni in Angola, Burundi, Congo Brazzaville, Eritrea, Etiopia, Liberia, Rwanda, Sierra Leone, Sudan, Somalia, Uganda, e sarebbero 180.000 quelli impiegati in azioni miliari nel resto del mondo, dalla Colombia alle Filippine, dallo Sri Lanka all’Afghanistan, Pakistan, Nepal, ma anche nei Balcani, in Cecenia, in Medio Oriente. Perfino i paesi occidentali più insospettabili e filodemocratici, pur non reclutando minorenni, organizzano forme di addestramento volontario che coinvolgono giovani a partire dai quindici - sedici anni, come in Inghilterra, Norvegia, Stati Uniti, Svezia, Canada.
Ma anche allontanandosi dalla storia presente, a ben guardare sempre nel corso dei secoli i bambini hanno partecipato a guerre: dal Medioevo, durante le crociate, fino alla Guerra civile negli Stati Uniti che fu una guerra di soldati ragazzi. Entrambe le due guerre mondiali seminarono morte anche fra i giovanissimi, giovani soldati, giovani partigiani, e più di recente non può passare inosservata la diffusione del fenomeno dei ragazzi kamikaze palestinesi.
Due attori con esperienza specifica di lavoro teatrale nelle scuole e con i ragazzi vogliono raccontare ai coetanei di tutti questi ragazzini perduti nei tanti conflitti internazionali di tutti i tempi alcune delle loro toccanti storie, in un percorso narrativo che alterna immedesimazione e semplice racconto.

Scritto e interpretato da Giorgio Monte e Manuel Buttus, lo spettacolo ci mette di fronte a un grottesco talk show televisivo in cui, con ipocrita pietismo salottiero, un conduttore che mal dissimula il suo cinismo, un sociologo di grido, un regista e un ingenuo cameraman di un’emittente televisiva privata, si trovano a discutere e a commentare alla presenza di un ex bambino soldato africano, ospite in studio, il tema del crudele sfruttamento dei bambini nei conflitti armati del nostro tempo. Bambini che atrocemente sopravvivono ai loro genitori trucidati nei villaggi attaccati dalle truppe di guerriglia e che vengono reclutati come soldati in erba sui fronti di guerra che di continuo si accendono nell’Africa sud-sahariana. Bambini che diventano in pochi minuti di violenza cieca orfani, ragazzi sopravvissuti destinati a un futuro che lascerà su di loro ferite fisiche e psicologiche difficili da superare.