Uscita d'emergenza

una commedia di Manlio Santanelli

VOLUME 1: "Facjamo dibessoli!"

VOLUME 2: "Mai come scugnî..."


regia di
Giorgio Monte

con
Manuel Buttus e Giorgio Monte

scenografia di
Catia Tuccella
mfa di Alessandro Nardon

musiche di
Claudio Pio Liviero

responsabile di produzione
Max Sguazzin

una produzione
teatrino del Rifo / Prospettiva T

 

Il Teatrino del Rifo torna in scena con un nuovo spettacolo teatrale in friulano, frutto di un appassionato e originale lavoro di traduzione curato da Giorgio Monte, “cucito su misura” per il duo Buttus-Monte.

Uscita d’emergenza è il maggiore successo teatrale del drammaturgo napoletano Manlio Santanelli.

Ma che cosa hanno in comune uno dei più brillanti autori dell’attuale teatro partenopeo, una commedia ambientata alle pendici del Vesuvio e la compagnia di Torviscosa?

Moltissimo, vedrete.
Soprattutto se è Giorgio Monte a tradurre, con gran naturalezza, l’intreccio nel friulano di oggi, una lingua moderna e viva, e a trapiantarlo, conservandone tutta la freschezza e la verve comica del suo autore, nel cuore del nostro Friuli, in un piccolo paese spopolato, da poco colpito dal terremoto.

È lì che decidono di rifugiarsi, sotto lo stesso tetto, in uno stabile fatiscente, Cirillo e Pacebene - un ex suggeritore di teatro e un ex sacrestano.
La precarietà della situazione, la paura di rimanere in quella casa, la paura di uscirvi, il morboso attaccamento alle proprie cose, la diversità dei caratteri - l’infantilismo di Pacebene e l’irritante disincanto di Cirillo - sono la fonte di una serie irresistibile di comici contrasti tra i due.

"Jo cun te no pues vivi, ma no pues vivi cence di te…".

LA RECENSIONE

MessaggeroVeneto                                  
VENERDÌ 3 GIUGNO 2005

Col Rifo in una terra
di niente e di nessuno


di MARIO BRANDOLIN

MEDUNO. C'è una straordinaria tensione, oltre che una passione teatrale autentica, che informa di sé tutte le produzioni del Teatrino del Rifo di Torviscosa.
Una tensione profonda che di volta in volta diventa sberleffo satirico. È il caso del puntualissimo e contestatissimo Koi(o)né, esplosione di rabbia e disincanto esistenziali come nel recente Fottuti, o denuncia a sfondo politico secondo la miglior tradizione di teatro civile, come in Peteano.
È la tensione dell'artista che non vuole rinunciare a se stesso e alle sue origini, alle motivazioni forti della sua identità e dell'appartenenza a una cultura, in questo caso quella friulana. E perciò non vuole – forse non può – piegarsi alle ragioni del compromesso, alle leggi del mercato, quasi una sorta di caparbia ostinazione nel voler agire sul e per il proprio territorio, che è però senso al proprio fare teatro.
Un amore per il Friuli, quello dei Rifi, che non ha nulla di folclorico o di provincialistico, anzi!, ché, come tutti gli amori veri, non sempre è ricambiato. E che trova nel loro ultimo spettacolo, Uscita di emergenza di Manlio Santanelli, una compiutezza di sensata elaborazione drammaturgica (l'adattamento dell'originale napoletano in un friulano realistico ma assai efficace ed espressivo su1 piano della teatralità), di realizzazione formale (una regia attenta e molto più che funzionale), ma soprattutto attorale, con i due interpreti, Giorgio Monte e Manuel Buttus assai bravi nel caratterizzare il percorso emozionale e comportamentale dei loro due personaggi.
Non avevamo visto lo spettacolo al suo debutto in quel di Cervignano qualche settimana fa, l'abbiamo ripescato, l'altra sera a Meduno, in un teatro piccolo, poco più che un'anonima sala polifunzionale, il Piccolo Teatro della Parola Pier Paolo Pasolini. E qui, il serrato corpo a corpo di Cirillo, ex suggeritore teatrale e Pacebene, ex sagrestano, autoreclusisi in un appartamento minato da continue scosse di terremoto in un paesino abbandonato del Friuli (la comme-dia di Santarelli li colloca invece in quel di Pozzuoli sottopo-sto a bradisismo),diventa metafora chiarissima e inquietan-te di una precarietà esistenziale che non è più o solo appannaggio di intellettuali o piccoli borghesi alle prese con le nevrosi della modernità, ma investe drammaticamente e globalmente tutti a tutte le latitudini.
Non esistono isole felici, né aree incontaminate: il non senso del vivere sembra aver investito il nostro pianeta e non risparmia nessuno.
Sicché, come era già successo per uno dei primi spettacoli del Rifo, Aspettando Godot di Beckett giocato con vivaci incursioni nel friulano sulla questione vitale della lingua, anche in Uscita d’
emergenza il quadro del nostro presente si delinea come una sorta di terra di niente e di nessuno, dove sola ancora di salvezza, precarissima peraltro, sembra essere quella dell'appartenenza a un luogo in cui tornare. Poco importa se questo è un luogo mentale, quel che conta è ci sia una lingua, in questo caso un friulano coloratissimo e plebeo, che gli dia forma e una qualche sostanza, di memoria e di identità. Questo sul versante più strettamente teatrale (oltre all'impianto narrativo di Santanelli benissimo adattato da Monte che è anche regista) permette ai due bravi interpreti di scatenarsi nel gioco dei contrasti che informa la commedia, con la costruzione di personaggi assai vivi e credibili, oltre che di uno spettacolo dai tempi e dai ritmi incalzanti che non disdegnano il comico e il divertimento, ma che impongono anche di riflettere.
Con un’ottima presa sul pubblico che alla fine si scioglie in lunghi e calorosi applausi.