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e commento di:
Pierluigi
Cappello
lettura dei canti:
Rita Maffei,
canto XIX (Angelica e Medoro)
Giorgio Monte,
canto XXIII (la pazzia di Orlando)
Manuel Buttus,
canto XXXIV (Astolfo sulla luna)
suoni fantastici di e con:
U.T. Gandhi
una produzione:
teatrino del Rifo / prospettiva T
Pierluigi
Cappello
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Viaggio
– spazio-temporale semiserio e divertito – fra le tematiche
ricorrenti dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto: l’acqua,
il corteggiamento amoroso, le fronde e i boschi.
Il percorso è a cura (curato) e raccontato dal poeta e scrittore
Pierluigi Cappello (premio nazionale
di poesia Montale 2004).
Letture a tema dall’Orlando Furioso, a cura di:
Rita Maffei, Giorgio Monte, Manuel Buttus.
Sonorità spaziali a cura di:
U.T. Gandhi.
Durata dello spettacolo: 1 ora circa.
Lo spettacolo trova una sua dimensione naturale in uno spazio all’aperto
(un luogo con possibilmente accanto un corso d’acqua o spazio lacustre
o semplicemente una fontana, un parco, una piazzetta suggestiva o caratteristica).
Intro presentazione.
di Pierluigi Cappello
I personaggi dell’Orlando furioso possono essere divisi in tre schiere:
gli eroi, i personaggi magici e gli umani.
I primi, ai quali appartiene Orlando, in battaglia sono in grado di schivare
una lancia piegandone il ferro con la sola forza delle mani nude; i secondi,
tra cui Astolfo, lo fanno servendosi di magici anelli che rendono invisibili
o strani uccelli che sorvolano e guardano dall’alto il globo verdeblù
della Terra; i terzi invece, se colpiti, versano sangue vero e talvolta
muoiono.
Di questa razza sono Cloridano e Medoro, ispirati dalle figure virgiliane
di Eurialo e Niso, che inaugurano il canto XIX.
Cloridano e Medoro sono quelli che oggi definiremo “soldati semplici”,
ma, come spesso accade, è proprio la carica umana a dare loro un’occasione
nella vita. |
Quando
Orlando
dalla raccolta "Le nebbie" (1994)
Quando Orlando
raggiunse il fiumicello e la radura
e il bel boschetto bello
di verde di animali e vide
i graffi d'amore sulle scorze
e immaginò di Angelica accaldata
le scompigliate frange
ai baci e alle carezze di Medoro
un fendente di furia gli montò
dal ventre fino dentro alla ragione
gli esplosero le costole dell'anima
e il senno gli fuggì
con la rapidità di un battimani
Ci volle il buon Astolfo
saltasiepi britannico
e astronauta del Millecinquecento
per bene seguitare le sue corse:
salì dentro i crateri e per le falde
dei monti della luna
e dire che saliva tanto in alto
voleva dire anche
dei viaggi che anche noi potremmo fare
più spesso dei bambini quando fanno
gli esploratori nei giardini
o gli ammiragli
delle pozzanghere
Pierluigi Cappello
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